13/02/2026

“Stiamo chiudendo il decreto bollette. Sarà portato in Consiglio dei Ministri la prossima settimana”. Lo ha affermato nei giorni scorsi il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in occasione dell’evento “Beyond the climate” presso la sede di Confindustria a Roma.

Confagricoltura continua a chiedere al Governo che si accantonino le norme che, a fronte di un beneficio molto marginale e temporaneo sulle bollette, rischiano di generare ricadute negative significative nel breve e medio periodo per il sistema energetico, economico e industriale del Paese.

Preoccupa infatti l’ipotesi ventilata di un graduale azzeramento dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG) per gli impianti alimentati da biomasse e biogas: se questa impostazione dovesse essere confermata, le imprese agricole che oggi operano nelle filiere dedicate alla produzione di energia elettrica da biogas e biomasse sarebbero in gravissima difficoltà. Con i PMG, infatti, si remunera l’energia elettrica prodotta tramite cogenerazione di biogas/biomasse per impianti che hanno terminato la tariffa omnicomprensiva, e che affrontano il mercato secondo una norma che valorizza il kWh elettrico prodotto, in base agli effettivi costi di produzione.

Confagricoltura chiede di ritirare la norma, anche perché gli impianti a biogas e biomasse sviluppatisi negli ultimi 15 anni nell’ambito del settore primario sono un elemento cruciale per la sostenibilità e la resilienza delle imprese agricole e forestali italiane, nonché il motore dell’economia circolare in ambito agricolo. Si tratta di filiere di approvvigionamento locale, che hanno assunto un valore strategico per l’economia dei territori, per la gestione sostenibile dei residui agricoli e forestali e per il rispetto alle normative ambientali in materia di tutela della qualità delle acque, del suolo e dell’aria.

Solo il biogas nel 2023 rappresentava il 6% dell’energia elettrica rinnovabile: produzione di energia dall’agricoltura 100% Made in Italy.

Analogamente preoccupano le proposte di riduzione degli incentivi riconosciuti agli impianti fotovoltaici in conto energia per il biennio 2026-2027. Anche questa misura rischia di produrre effetti fortemente negativi su un comparto strategico per il Paese, generando incertezza tra gli operatori e minando la fiducia di investitori e istituti finanziari.

Negli ultimi anni si è già assistito a diverse norme a carattere retroattivo (dallo spalma incentivi agli extraprofitti), che hanno avuto come risultato il rallentamento degli investimenti e l’aumento dei contenziosi, andando contro la politica di sviluppo del settore. Gli obiettivi si possono raggiungere solo se le imprese vengono supportate con un quadro regolatorio certo, di medio lungo periodo, omogeneo a livello nazionale. Ciò riguarda soprattutto il fotovoltaico, visto che a questo settore viene affidata la gran parte degli obiettivi sulla produzione di energia elettrica rinnovabile.