24/07/2026
Si è svolto lo scorso 21 luglio, presso il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), il Tavolo nazionale sul frumento duro, convocato per affrontare la difficile situazione che sta attraversando il comparto, con particolare riferimento alla crisi dei prezzi e all'aumento dei costi di produzione che stanno mettendo a dura prova la redditività delle imprese agricole.
All'incontro, presieduto dal Ministro Francesco Lollobrigida e dal Sottosegretario sen. Patrizio La Pietra, hanno partecipato i Capi Dipartimento del Masaf, i rappresentanti di Ismea e delle principali organizzazioni professionali agricole e cooperative: Confagricoltura, Coldiretti, CIA, Copagri, Liberi Agricoltori, Confcooperative, Legacoop e AGCI.
I dati del comparto
Nel corso della riunione sono stati presentati i principali dati economici e produttivi del settore, elaborati da Ismea. Nel 2025 il comparto del frumento duro ha raggiunto un valore di circa 1,4 miliardi di euro, pari al 32% del valore complessivo del settore cerealicolo e al 3,9% dell'intero comparto agricolo. La filiera coinvolge circa 136mila aziende agricole produttrici e 102 molini.
La produzione nazionale 2025 si è attestata intorno a 3,7 milioni di tonnellate, destinate quasi interamente alla trasformazione in pasta: circa il 45% è destinato al consumo interno, mentre il restante 55% all'esportazione, a conferma del ruolo strategico del frumento duro per l'agroalimentare italiano e per il sistema delle esportazioni.
Sul fronte dei consumi, il consumo pro capite di pasta, che negli ultimi anni si era attestato intorno a 24,9 kg annui, nel 2025 è sceso a 23,3 kg, evidenziando una lieve contrazione.
Significativo il calo delle quotazioni: il prezzo medio mensile nazionale (tutte le tipologie merceologiche, franco magazzino) è passato da circa 448 euro/t nel gennaio 2023 a circa 267-268 euro/t nel giugno-luglio scorso (quotazioni CUN).
Secondo il Centro Studi di Confagricoltura, il tasso di autoapprovvigionamento del grano duro in Italia è sceso dal 78% del 2012 al 56,5% del 2025, con una riduzione delle superfici coltivate del 10% nello stesso periodo.
Gli strumenti indicati dal Ministro Lollobrigida
Per fronteggiare l'aumento dei costi di produzione, legato anche alle tensioni geopolitiche, e il calo della redditività, il Ministro ha indicato tre possibili strumenti di intervento:
- Riserva di crisi UE: il regolamento, in corso di approvazione, dovrebbe consentire di destinare risorse anche al comparto cerealicolo per compensare l'aumento dei costi dei fertilizzanti, attraverso possibili aiuti per ettaro.
- ColtivaItalia: una quota dei 300 milioni di euro stanziati dal provvedimento potrebbe essere destinata alla filiera del frumento duro, nell'ambito degli interventi a sostegno delle colture strategiche. Le modalità di utilizzo delle risorse, distribuite nel triennio 2027-2029, saranno definite dai successivi decreti attuativi.
- Credito d'imposta sui fertilizzanti: è allo studio l'ipotesi di destinare ad altri interventi - tra cui, eventualmente, il sostegno alla filiera del frumento duro - parte dei 40 milioni attualmente previsti per questa misura. Si tratta però di un'ipotesi ancora da valutare, non inserita nel comunicato ufficiale del Ministero.
Le proposte di Confagricoltura
Nel corso dell'incontro, Confagricoltura ha presentato al Ministro alcune proposte per affrontare la crisi dei prezzi del frumento duro:
- Rafforzare i contratti di filiera, con maggiori incentivi diretti agli agricoltori, superando i vincoli del de minimis e della soglia dei 50 ettari, vincolandoli alla destinazione del frumento duro a semole e pasta 100% italiana.
- Introdurre incentivi allo stoccaggio, per consentire ai produttori di gestire meglio la volatilità dei prezzi e posticipare la vendita in attesa di condizioni di mercato più favorevoli.
- Rivedere l'etichettatura della pasta, con maggiore evidenza dell'origine del grano e innalzamento dal 50% al 75% della quota minima di frumento duro italiano necessaria per indicare in etichetta la presenza di grano "italiano".
- Investire in ricerca, innovazione varietale e TEA, per sviluppare varietà più resistenti alla siccità e agli eventi climatici estremi, capaci di garantire produttività, qualità e competitività alla filiera nazionale.
